venerdì 11 maggio 2012

Cassazione: “Liberi di bloggare”. Ma c’è ancora molto da fare

Non serve procedere alla registrazione della “testata” presso il Tribunale della Stampa per gestire un blog di informazione con la conseguenza che non si configura il reato di “stampa clandestina” previsto dalla vecchia legge sulla stampa laddove un blogger faccia informazione online senza aver prima provveduto a tale arcaica formalità.
E’ una conclusione ovvia, scontata, normale per chiunque sia figlio di questo secolo ed abbia chiaro che fare informazione non è un privilegio di pochi, né una concessione dello Stato ma una libertà fondamentale di tutti, sancita sin dal 1789 nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è del cittadino.
Meno ovvio, scontato e normale è che per veder affermato tale principio, nel nostro Paese, nel secolo della Rete, siano stati necessari oltre sei anni di processo, tre gradi di giudizio, migliaia di fogli di carta bollata ed una mobilitazione online con pochi precedenti nella storia del web.
Eppure è andata esattamente così.

Solo ieri i Giudici della Corte di Cassazione hanno, finalmente, fissato questo elementare principio, ribaltando le Sentenze di primo e secondo grado con le quali i Giudici del Tribunale di Modica e della Corte di Appello di Catania avevano condannato, per stampa clandestina, Carlo Ruta – giornalista, storico e blogger siciliano – per aver pubblicato il suo blog www.accadeinsicilia.net senza preventivamente preoccuparsi di registrare la relativa testata in Tribunale.
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