sabato 19 maggio 2012

La cucina vegana

Forse è tutta colpa di Goldrake se quando in Italia si parla di cucina vegana subito si è portati a pensare alla sigla del cartone giapponese degli anni Settanta. Per sciogliere ogni possibile equivoco, il termine vegano o vegan è mutuato dalla lingua inglese e descrive chi sceglie di seguire uno stile di vita e un'alimentazione che escludono l'uso di prodotti di derivazione animale. Si distinguono dai vegetariani perché oltre a non mangiare carne e pesce, escludono dalla propria dieta anche il latte e i suoi derivati, le uova ed il miele. Chi è vegano dalla testa ai piedi inoltre non utilizza abbigliamento o fa uso di prodotti cosmetici che prevedano lo sfruttamento di animali. Le ragioni di questa scelta sono sia di ordine etico/ambientale, per quanto l'allevamento intensivo incide sull'inquinamento globale e sia di ordine salutistico, partendo dal presupposto che antropologicamente l'uomo derivando dal primate non sia onnivoro ma frugivoro (cioè si nutre di frutti) e che nessun mammifero si nutra di latte nella fase successiva allo svezzamento.

A Seravezza, paesino in provincia di Lucca vicino al più tristemente noto Sant'Anna di Stazzema, si è tenuto il secondo VeganFest, raduno internazionale che ha trasformato il piccolo Comune in un centro vegan friendly. Grazie all'organizzazione di LifeTribu.com, una realtà editoriale che convoglia varie testate che condividono la scelta etica del vivere vegan, alcune attività del paese sono state coinvolte: un bar, una gastronomia e un panificio da mesi hanno avviato una parte di produzione vegan e la manterranno in futuro. All'interno del festival tra i vari punti di ristoro presenti, spicca il ristorante coordinato dal cuoco Chicco Coria, titolare dell'Antico ristorante del Moro di Bergamo, ospite del VeganFest anche per presentare il libro “Nobili Scorpacciate Vegan” scritto a quattro mani con Renata Balducci, co-fondatrice insieme a Sauro Martella del sito di riferimento vegan Promiseland.
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