sabato 11 agosto 2012

Cani e gatti vegetariani. È moralmente desiderabile.

I cani possono essere vegetariani? A giudicare dal fatto che in Inghilterra sono più di 50.000 i migliori amici dell'uomo nutriti col prodotto "Happidog Supermeal", interamente composto di ingredienti vegetali, sembrerebbe proprio di sì. Fra i cani che non mangiano carne vi sono quelli di alcuni personaggi famosi, vegetariani a loro volta.

Paul McCartney e la moglie Linda, purtroppo scomparsa qualche anno fa, per esempio, animalisti ed ecologisti convinti. E il cantante Howard Jones, che dichiara: "Prima di iniziare un'alimentazione non-carnea per il mio cane Benny ne ho parlato col mio veterinario, e insieme abbiamo elaborato il menù per i suoi pasti. Benny aveva già 7 anni quando l'ho convertito al nuovo regime, e adesso sta benissimo di salute".

Un'altra vegetariana è Carla Lane, scrittrice di testi teatrali per la TV inglese. Racconta: "Ho sempre avuto cani lupo vegetariani. Egor, il mio precedente pastore tedesco, è vissuto di una dieta vegetariana dall'età di 5 anni in poi. Il veterinario l'aveva consigliata in seguito a un'emorragia e disturbi di stomaco di cui Egor aveva sofferto. Visse a lungo e fu sano sino alla fine. La vista e i denti erano perfetti. Per due anni ebbe un battito cardiaco accelerato, il che rende ancora più eccezionale il fatto che sia vissuto fino a così tarda età. Era felice di essere vegetariano, e non ha mai dimostrato alcun interesse per gli ossi".

Non tutti, però, sono d'accordo. Desmond Morris, il noto studioso di comportamento animale, è contrario: "Non soltanto è sbagliato, ma è anche crudele e stupido. I cani sono naturalmente carnivori, per cui negar loro la carne per sostituirla con dei vegetali equivale a privarli di una parte vitale della loro dieta".

La sua è un'opinione condivisa da molti. Eppure, basare un'argomentazione unicamente sul concetto di "carnivoro", nel duplice senso di appartenente a quest'ordine dei mammiferi e di soggetto a regime carneo, non serve perché esso, preso come una barriera assoluta oltre la quale non si può andare, non significa granché.

L'Enciclopedia Britannica, ad esempio, spiega: "Anche se il nome "carnivori" vuol dire mangiatori di carne, l'alimentazione di questi animali va da una esclusivamente carnivora a una quasi totalmente vegetariana. Alcuni ursidi, procionidi e canidi dipendono parecchio dalla vegetazione, e il panda gigante vive quasi interamente di germogli di bambù". Per gli sciacalli, parenti stretti dei nostri Fido, i frutti formano una parte importante della dieta; coyote, lupi e volpi consumano grandi quantità di frutti e bacche anche in periodi dell'anno in cui non è difficile trovare da mangiare, il che indica una genuina predilezione per questi cibi.

L'idea che i cani domestici siano in perfetta salute con una dieta vegetariana è, comunque, ormai la più comunemente accettata dai veterinari e gli esperti di animali da compagnia in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Una delle maggiori organizzazioni zoofile del mondo, l'inglese Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), è pienamente favorevole. David Wilkins, il capo servizio veterinario dell'RSPCA, consiglia: "L'unica cosa è tenere presente il corretto equilibrio di proteine, vitamine e sali minerali. Se ci si propone di modificare l'alimentazione del proprio cane da una a base di carne e biscotti a una vegetariana, è meglio consultare prima un veterinario e introdurre il mutamento gradualmente. Ma questo vale per qualsiasi cambiamento dietetico".

Neil Wolff, veterinario americano e direttore dell'Association of Veterinarians for Animal Rights, afferma: "I cani e gatti a dieta vegetariana spesso stanno meglio dal punto di vista della condizione del pelo, reni, fegato e cuore".

La Vegetarian Society britannica ha ricevuto così tante richieste di consigli su dei menù per i cani, che ha prodotto un opuscolo-guida sull'argomento. Una giornata tipica dovrebbe essere divisa in due pasti: colazione (la mattina o a mezzogiorno) e cena (il pomeriggio o la sera). A colazione si deve dare al proprio cane cereali integrali (per esempio il muesli) con latte, aggiungendo, se necessario e secondo le preferenze, miele o lievito di birra in polvere. A cena, legumi come fagioli o lenticchie cotti, oppure soia disidratata, o noci tritate, o ancora, per i latto-vegetariani che ne fanno uso, uova o formaggio, il tutto insieme a verdure cotte o crude. L'opuscolo ricorda che i cani hanno bisogno di cibi duri per esercitare le gengive e le mandibole: adatti allo scopo sono carote, cavoli e mele crudi e biscotti integrali per cani.

Avverte il dottor Alan Long, esperto in nutrizione della Vegetarian Society: "Si deve conoscere il proprio cane e che cosa gli piace, e seguire i suoi gusti. Un cane non ha uno stomaco grande abbastanza per troppi alimenti fibrosi, perciò si deve star attenti che non ingrassi. È facile iniziare un cucciolo a un regime vegetariano. A otto settimane si comincia con alimenti liquidi per neonati, fiocchi d'avena e di frumento e farinate. In seguito si può introdurre uova, latte e formaggio".

Ci sono dei casi in cui una dieta vegetariana è raccomandata dagli stessi veterinari. Allergie cutanee e problemi digestivi sono spesso provocati dalla carne. Gli ingredienti usati nella produzione di alcuni cibi per cani sono sottoprodotti della macellazione inadatti al consumo umano, come parti malate o danneggiate dell'animale macellato, penne di pollo, pelo di cavallo e altri scarti. Ricerche recenti hanno mostrato che il consumo di grandi quantità di queste impurità contri-buisce alle malattie gastro-intestinali ed allergiche. Certi disordini cutanei, come prurito e perdita del pelo, sono stati effettivamente curati semplicemente migliorando l'alimentazione dell'animale.

Il prodotto americano "Nature's Recipe", ad esempio, è stato formulato proprio per i cani con disturbi della pelle. Contiene farina di soia, farina di riso, patate, carote, sale, spezie, con l'aggiunta di una serie di vitamine e minerali. Come con la dieta carnea, così con quella vegetariana il ricorso a prodotti già confezionati implica la sicurezza che l'alimento è completo e contiene tutti i princìpi nutritivi necessari all'animale.

In Inghilterra ci sono due prodotti che, come "Nature's Recipe" in America, sono vegani, cioè esclusivamente composti da ingredienti vegetali. La loro popolarità è tale che è possibile trovarli persino al supermercato. Uno è "Wafcol Vegetarian". L'altro è "Happidog Supermeal", in commercio ormai da 15 anni. Attualmente circa 500 veterinari lo adoperano e lo consigliano per una varietà di problemi collegati alla dieta: diarrea, allergie, disturbi cutanei e cattiva condizione del pelo, obesità, disordini del pancreas, iperattività e deficienze nutritive. Fra gli oltre 50.000 cani che lo consumano giornalmente vi sono animali da esposizione e da lavoro.

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Gatti vegetariani

Con i gatti la questione si fa più difficile, ma non impossibile. Anche nel caso dei felini, abbiamo un modello "selvatico" a cui guardare. In America, negli anni '40, ci fu un caso clamoroso di cui parlò tutto il Paese e la stampa mondiale. Una leonessa, Little Tyke, tenuta insieme ad altri animali da una famiglia in un ranch nello stato di Washington, si rifiutò di mangiare carne. Georges Westbeau, suo "padre putativo", racconta nel libro Little Tyke (Pacific Press Pub. Assoc., 1956) che si trattava di un animale straordina-riamente mite, che viveva in pace domestica con gli erbivori del ranch.

Little Tyke era anche eccezionalmente sana: uno dei più esperti curatori di zoo dell'America la visitò e la definì "il miglior esemplare della specie" che avesse mai visto. I Westbeau erano tuttavia preoccupati, perché gli scienziati ripetevano che un leone non può sopravvivere senza carne. Ma nonostante i loro prolungati sforzi, non ci fu mai modo di farne mangiare alla loro leonessa. Quando nel 1955 Tyke apparve in diretta nel programma televisivo "You Asked For It", l'America si commosse a questa moderna storia del lupo di Gubbio. Per quanto insolito sia il caso di Little Tyke, esso indica chiaramente che anche il più carnivoro degli animali può vivere bene senza carne (e addirittura preferirlo).

Ma che dire dei gatti domestici? Per molto tempo si è creduto che fosse impossibile convertire questi carnivori ad oltranza al vegetarianismo. Tuttora, molti di coloro che accettano un'alimentazione senza carne per i cani non la ritengono adatta ai gatti. In questo campo bisogna ringraziare Barbara Lynn Peden, un'americana convinta assertrice di un regime vegano per cani e gatti, che non si è data per vinta ed ha iniziato un'opera davvero pionieristica. Il libro che ha scritto, Dogs and Cats Go Vegetarian, documenta la lotta da lei intrapresa con tenacia e determinazione per risolvere il problema di trovare una dieta equilibrata per i felini domestici senza ricorrere ad alimenti di origine animale.

La sua ricerca parte dal riconoscimento che i gatti hanno effettivamente delle esigenze nutritive speciali. Innanzitutto non possono trasformare il beta-carotene, che si trova nelle piante, in vitamina A (come fanno gli umani e i cani); hanno perciò bisogno di una fonte di vitamina A pre-formata. Questo problema non ha però presentato grosse difficoltà perché, se è vero che non esiste una fonte vegetale diretta di vitamina A, è facile trovarla come integratore dietetico in pastiglie.

Più complicato è stato l'interrogativo posto dalla taurina, un ammino-acido non essenziale per gli umani, il cui organismo riesce a sintetizzarlo, ma essenziale per i gatti. Dopo mesi di ricerca e travaglio in mezzo a letteratura scientifica, conversazioni transoceaniche con biochimici e discussioni con veterinari e dietologi, l'ostinata Barbara è riuscita a reperire una fonte totalmente vegana di taurina, inizialmente in un derivato del petrolio e in seguito in una risorsa organica e rinnovabile.

Gli altri due princìpi nutritivi che hanno richiesto una speciale indagine e una serie di tentativi per prova ed errore sono stati l'acido arachidonico, un acido grasso che in genere i mammiferi (ma, ahimé, non i gatti) sintetizzano a partire dall'acido linoleico, e un altro acido grasso della serie w 3 (omega 3). Entrambi sono presenti nell'alga marina Ascophyllum.

Così, dopo che tutti gli ostacoli erano stati superati, Barbara Lynn Peden ha riunito queste sostanze in un unico integratore, a cui ha dato il nome di "Vegecat". Questo va semplicemente aggiunto al pasto del micio.

Inoltre, per rendere la cosa ancora più precisa, Barbara e il marito hanno sviluppato una serie di ricette al computer, utilizzando un modello di 47 princìpi nutritivi tratto dalle ultime conoscenze dietologiche per gatti (lo stesso è stato fatto per i cani). Sono stati scelti ingredienti comunemente reperibili, come soia, riso, nocciole, pane integrale, avena, olio, ortaggi, lievito di birra, e ne è emersa una varietà di ricette che si adattano a ogni genere di alimentazione vegetariana: latto-vegetariano, ovo-vegetariano, vegano e crudista. I princìpi nutritivi che non si potevano facilmente trovare negli alimenti stessi sono stati aggiunti all'integratore "Vegecat", di modo che adoperare quest'ultimo e seguire le ricette consigliate garantisce una dieta equilibrata e completa.

"Vegecat" non è in commercio dappertutto. In Inghilterra lo si può ordinare alla Vegan Society. Oppure si può richiedere direttamente ai produttori americani: Harbingers of a New Age, PO Box 146, Swisshome, OR 97480, USA.

I mici, come tutti sanno, tendono ad essere un po' schizzinosi in fatto di cibo, e non è facile far loro cambiare neanche la marca di scatolette. I veterinari chiamano l'attaccamento a un particolare alimento "preferenza alimentare fissa", e raccomandano un cambiamento graduale alle novità. L'ideale è aggiungere un po' del nuovo cibo a quello vecchio, e quindi aumentare la dose un tanto per volta, fino a sostituire del tutto l'uno con l'altro in un periodo di diversi giorni.

Barbara Lynn Peden ha questo consiglio da dare: "Una ricetta può essere preferita a un'altra. La nostra gatta prima mangiava abitualmente un piatto a base di lenticchie, finché non abbiamo tentato coi ceci e le sono piaciuti così tanto che da allora ha voluto solo quelli. Perciò vale la pena di provare ricette diverse fino a trovare quella che il micio preferisce".

Sebbene molti siano ancora perplessi, la teoria che i gatti, rispettando le dovute precauzioni, possono essere vegetariani viene accettata in vari testi scientifici, fra cui un rapporto recente del National Research Council degli Stati Uniti, intitolato Nutrient Requirements of Cats, che dice: "Una fonte pura di taurina può essere aggiunta a diete vegetali... Un livello di zinco molto più elevato è richiesto se si segue un regime a base di proteine vegetali".


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